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35   V,MacSo.IV,15

1Questo è quanto per ora m` è parso di dire a V. S. Illustrissima
in proposito di questa materia, la quale io credeva che dovesse essere
il sigillo di tutti i nuovi scoprimenti che ho fatti nel cielo, e
che per l`avvenire mi fosse per restar ozio libero di poter tornare
senza interrompimenti ad altri miei studii, già che mi era anco felicemente
succeduto l`investigare, dopo molte vigilie e fatiche, i tempi
periodici di tutti quattro i pianeti1 Medicei, e fabbricarne2 le tavole e
[0237] ciò che appartiene a` calcoli ed altri loro particolari accidenti; le
quali cose in breve manderò in luce, con tutto il resto delle considerazioni
fatte intorno all`altre celesti novità: ma è restato fallace
il mio pensiero per l`inaspettata meraviglia con la quale Saturno è
venuto ultimamente a perturbarmi; di che voglio dar conto a V. S..
2Già le scrissi come circa a 3 anni fa scopersi, con mia grande
ammirazione, Saturno esser tricorporeo, cioè un aggregato di tre stelle
disposte in linea retta parallela all`equinoziale, delle quali la media
era assai maggiore delle laterali. Queste furono credute da me esser
immobili tra di loro: nè fu la mia credenza irragionevole; poi che,
avendole nella prima osservazione vedute tanto propinque che quasi
mostravano di toccarsi, e tali essendosi conservate per più di due
anni, senza apparire in loro mutazione alcuna, ben dovevo io credere
che le fossero tra di sè totalmente immobili, perchè un solo minuto
secondo (movimento incomparabilmente più lento di tutti gli altri,
anco delle massime sfere) si sarebbe in tanto tempo fatto sensibile,
o col separare o coll`unire totalmente le tre stelle. Triforme ho veduto
ancora Saturno quest`anno circa il solstizio estivo; ed avendo
poi intermesso di osservarlo per più di due mesi, come quello che
non mettevo dubbio sopra la sua costanza, finalmente, tornato a rimirarlo
i giorni passati, l` ho ritrovato solitario, senza l`assistenza
delle consuete stelle3, ed in somma perfettamente rotondo e terminato
come Giove, e tale si va tuttavia mantenendo. Ora che si ha da dire
in così strana metamorfosi? forse si sono consumate le due minori
stelle, al modo delle macchie solari? forse sono sparite e repentinamente
fuggite? forse Saturno si ha divorato i proprii figli? o pure
è stata illusione e fraude l`apparenza con la quale i cristalli hanno
per tanto tempo ingannato me con tanti altri che meco molte volte
gli osservarono? è forse ora venuto il tempo4 di rinverdir la speranza,
già prossima al seccarsi, in quelli che, retti da più profonde contemplazioni,
hanno penetrato tutte le nuove osservazioni5 esser fallacie,
nè poter in veruna maniera sussistere? Io non ho che dire cosa resoluta
in caso così strano inopinato e nuovo: la brevità del tempo,
l`accidente senza esempio, la debolezza dell`ingegno e `l timore dell`
[0238] errare, mi rendono6 grandemente confuso. Ma siami per una volta
permesso di usare un poco di temerità; la quale mi dovrà tanto più
benignamente esser da V. S. perdonata, quanto io la confesso per tale,
e mi protesto che non intendo di registrar quello che son per predire
tra le proposizioni dependenti da principii certi e conclusioni
sicure, ma solo da alcune mie verisimili conietture, le quali allora
farò palesi, quando mi bisogneranno o per mostrare la scusabile probabilità
dell`ipinione alla quale per ora inclino, o per stabilire la
certezza dell`assunta conclusione, qual volta il mio pensiero incontri
la verità. Le proposizioni son queste: Le due minori stelle Saturnie,
le quali di presente stanno celate, forse si scopriranno un poco per
due mesi intorno al solstizio estivo dell`anno prossimo futuro 1613,
e poi s`asconderanno, restando celate sin verso il brumal solstizio
dell`anno 1614; circa il qual tempo potrebbe accadere che di nuovo
per qualche mese facessero di sè alcuna mostra, tornando poi di
nuovo ad ascondersi sin presso all`altra seguente bruma; al qual
tempo credo bene con maggior risolutezza che torneranno a comparire,
nè più si asconderanno, se non che nel seguente solstizio estivo,
che sarà dell`anno 1615, accenneranno alquanto di volersi occultare,
ma non però credo che si asconderanno interamente, ma ben, tornando
poco dopo7 a palesarsi, le vedremo distintissime e più8 che mai lucide
e grandi; e quasi risolutamente ardirei di dire che le vedremo per
molti anni senza interrompimento veruno. Sì come, dunque, del ritorno
io non ne dubito, così vo con riserbo ne gli altri particolari accidenti,
fondati per ora solamente su probabil coniettura: ma, o succedino
così per appunto o in altro modo, dico bene a V. S. che questa
stella ancora, e forse non men che l`apparenza di Venere cornicolata,
con ammirabil maniera concorre all`accordamento del gran sistema
Copernicano, al cui palesamento universale veggonsi propizii venti
indirizzarci con tanto lucide scorte9, che ormai poco ci resta da temere
tenebre o traversie.
3Finisco di occupar più V. S. Illustrissima, ma non senza pregarla
[0239] ad offerir di nuovo l`amicizia e la servitù mia ad Apelle: e se lei
determinasse di fargli vedere questa lettera, la prego a non la mandar
senza l`accompagnatura di mie scuse, se forse gli paresse ch`io
troppo dissentissi dalle sue opinioni; perchè, non desiderando altro
che `l venire in cognizion del vero, ho liberamente spiegata l`ipinion
mia, la quale son anco disposto a mutare qualunque volta mi sieno
scoperti gli errori miei, e terrò obbligo10 particolare a chiunque mi farà
grazia di palesargli e castigargli.
4Bacio a V. S. Illustrissima le mani, e caramente la saluto d`irdine
dell`illustrissimo Sig. Filippo Salviati, nella cui amenissima villa mi
ritrovo a continuar in sua compagnia l`isservazioni celesti. Nostro
Signore Dio gli conceda il compimento d`igni suo desiderio.
5Dalla Villa delle Selve, il 1 di Dicembre11 1612.
Di V. S. Illustrissima
 
 Devotissimo Servitore
GALILEO GALILEI LINCEO12 .



[1] 18.  di tutti i quattro pianeti, B, s -
[2] 18.  fabricarne, B, s -
[3] 22. delle solite stelle, A, B; in B GALILEO corresse solite in consuete. -
[4] 29.  E forse ora vien il tempo, A, B; In B GALILEO corresse conforme alla lezione della stampa. -
[5] 31. le mie osservazioni, A, B; in B mie fu corretto da GALILEO in nuove. -
[6] 1.  rendeno, s -
[7] 21.  doppo, s -
[8] 21.  le vedremo distintamente e più, s -
[9] 29-30. universale vedesi con aura tanto propizia e con tanto lucide scorte indirizzarci la divina Bontà, che ormai, A. Sopra la divina Bontà GALILEO scrisse Nume favorevole; e in margine scrisse pure indirizzato `l nostro cammino, sottolineando indirizzarci la divina Bontà. In B l`amanuense trascrisse: vedesi con aura tanto propizia e con tanto lucide scorte indirizarci Nume favorevolee GALILEO sottolineò Nume favorevole, scrivendo in margine la divina Bontà. -
[10] 7.  obligo, s -
[11] 13. xbre, B; decembre, s -
[12] L`ultima linea della pag. 238 e le lin. 1-13 di questa pagina sono scritte di pugno di GALILEO anche nel cod. B; le lin. 14-16 si leggono poi soltanto in B, ed esse pure di mano di GALILEO. La lezione di B in questo tratto non presenta alcuna differenza osservabile da quella della stampa; invece la lezione di A se ne allontana in alcuni particolari, dei quali i più notevoli sono questi: pag. 239, lin. 1, a di nuovo offerir l`amicizia; lin. 2-3, determinerà di fargli veder questa lettera, non gliela mandi senza; lin. 6-7, mi siano scoperte le mie fallacie, e terrò obbligo perpetuo a chiunque; lin. 8, grazia palesarle e castigarle; lin. 12, complimento.

     
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